Gli ebook? Nessuna catastrofe, solo più libri!

Ebook, questo sconosciuto. Chi si aspettava grandi stravolgimenti o scenari apocalittici per il breve termine, probabilmente dovrà ricredersi. Il far web (consentitemi l'uso dell'espressione, dato che sono stato io a coniarla nel 2008 e ad utilizzarla per primo presso l'Ebaforum e nel mio libro sul Marketing 2.0) non significa la totale assenza di regole e dei ruoli fondamentali del settore, come alcuni vorrebbero suggerire. Non scompariranno gli editori, così come non si dilegueranno i  lettori e tanto meno gli scrittori. Piuttosto, si parla di un'evoluzione di queste figure che non tutti hanno riconosciuto a causa delle competenze di base limitate all'offline e del conseguente background mancante.
E' importante, in questo senso, riconoscere come ogni grande passaggio culturale non è mai del tutto sincronico, tanto meno può risultare totalizzante. La storia si nutre di grandi passaggi che possono essere riconosciuti solo a posteriori; oltre a ciò, permangono i retaggi delle culture precedenti. Mentre ci muoviamo verso l'epoca dell'editoria digitale, l'albero degli zoccoli sopravvive ancora nel nostro paese (Fabris).
Per comprendere quello che sta succedendo, occorre per prima cosa avere una sufficiente conoscenza della cultura web, perché le classiche logiche del libro e del contesto editoriale tradizionale mal si adattano ad una analisi di quanto sta avvenendo. L'assiologia della supremazia data al libro stampato incespica fortemente nei dati che ci vengono forniti in mercati più evoluti, attraverso logiche a cui l'editoria italiana sta tentando invano da troppo tempo di resistere.
Quando manca la cultura del web, si rischia così di usare meccanismi interpretativi errati e fuorvianti, compiendo errori piuttosto grossolani. 
Ecco allora che dopo i tanti al lupo al lupo!! urlati sinora nel settore come scusa per snobbare il fenomeno ebook, dai mercati più maturi giungono notizie al quanto inaspettate: "il libro non dovrebbe risentire di uno scenario simile a quello dell'industria della musica" (Bain & Company), Le monde. E non è tutto: se "per quanto riguarda la musica, la tecnologia digitale ha portato una crescita della pirateria, per il libro il passaggio è dal negozio online" al dispositivo elettronico, spiega Lawrence Colombani, co-autore dello studio "Gli scritti nell'era digitale".
Ma il dato che ci arriva dall'estero e che dovrebbe maggiormente far riflettere riguarda il numero di libri acquistati e letti per persona, clamorosamente aumentato in quei mercati dove l'ebook ha raggiunto un certo livello di maturità.
Un vero e proprio schiaffo per quanti hanno strillato sino a ieri alla morte del mercato editoriale tradizionale se si fosse permessa l'ascesa dell'ebook a causa della pirateria, contribuendo ad un notevole ritardo nello sviluppo del mercato digitale italiano. Le conseguenze sono ben visibili, visto che tranne alcune mosche bianche come la Bruno Editore, i principali editori si muovono solo ora a distanza di uno o due anni dagli altri paesi sviluppati (ed anche da alcuni del terzo mondo). Una logica suicida che molto poco aveva da spartire con reali preoccupazioni di pirateria e che doveva servire a proteggere il proprio orticello, senza rendersi conto che il maltempo all'orizzonte avrebbe comunque bruciato ogni futuro germoglio.
Ora è tardi per correre ai ripari, e mentre si ci affretta a pubblicizzare un mercato digitale italiano in fase di decollo, resta sempre più grande il sospetto che a beneficiare realmente saranno i grossi gruppi internazionali, come Amazon od Apple. Perché la vera novità dell'ebook, quello che nessuno nel campo vuole ammettere platealmente, è che nulla di catastrofico colpirà la logica di produzione culturale o quella di fruizione del libro, ma piuttosto il sistema di distribuzione editoriale. Ed è lì che si fanno i fatturati.
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2 commenti:

MF ha detto...

Comunque sia, in questo intervento non ho ben capito per quale motivo e in quale modo gli e-book dovrebbero essere diversi dalla musica. Già adesso nei siti peer-to-peer si trovano numerosi e-book "sprotetti" e liberamente scaricabili. Ritengo perciò velleitaria l'idea che l'e-book per sua natura sia immune dal fenomeno della pirateria o che la stessa sia ininfluente a fini economici in quanto praticata da fasce di pubblico che altrimenti non si sarebbero avvicinate alla lettura.
Penso invece che, se vogliamo tutelare i legittimi diritti di autori ed editori, dovremo trovare un nuovo modello commerciale, molto diverso da quello attuale. Sul lungo periodo, soprattutto se i dispositivi di lettura diventassero economicamente competitivi con i libri veri, credo che il libro cartaceo diventerà un prodotto di nicchia, come il disco in vinile.

Stefano ha detto...

Ciao MF,

per capire in che modo gli ebook siano già ora diversi dalla musica devi seguire i link che ho offerto, altrimenti la discussione diventa un pour parler. Ti riporto la segnalazione principale:

http://www.lemonde.fr/culture/article/2010/11/06/livre-numerique-pas-de-scenario-catastrophe_1436249_3246.html

In breve, lo studio della Bain & Company dimostra che nei mercati già maturi (pertanto non in quello italiano) l'evoluzione del trend di vendite e fatturati degli ebook è stata differente da quanto è avvenuto in campo musicale, seppur vi sono delle linee macro coincidenti visto che stiamo sempre parlando di mercati digitali.

Inoltre, il mio post (come questi studi) si concentrano su dati già certi in riferimento alle vendite avvenute in passato e non a stime sul domani.

Per quanto riguarda il futuro, credo anch'io come te che l'ebook non sia immune dal campo della pirateria (e quale prodotto digitale lo è?!?) e concordo sul fatto che dovrebbero essere adottati nuovi modelli di distribuzione (tanto è vero che ho citato la Bruno Editore che non applica alcuna protezione o DRM ai propri ebook).

Concordo pienamente anche sull'evoluzione del cartaceo, anche se ci vorrà ancora diverso tempo.


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