Social Networking culturale: quello che nessuno vi dice

Mi si chiede da diverso tempo di commentare i nuovi trend della comunicazione sociale online. Trovo l'occasione ideale per esprimere alcuni miei pensieri mentre sto affrontando una lettura stimolante sull'argomento proprio in questi giorni, che collima perfettamente con molte delle opinioni e delle intuizioni che già avevo espresso nel mio libro "il Fattore Network" ed in altri miei articoli precedenti. Premetto per chi pensa che il networking consista in qualcosa come l'avere più connessioni o amici possibili su Facebook, che probabilmente avrà più di qualche delusione.
Se volete sapere a quale libro mi sto riferendo, si tratta di You are not a gadget di Jaron Lanier, un approfondimento molto interessante sulla recente cultura del Web 2.0 e sul modo in cui venga generalmente accettata ed introiettata come qualcosa di molto cool o positivo senza una reale comprensione dei risvolti pratici.
Il punto critico deve essere prima di tutto individuato nello smisurato investimento emotivo che molti compiono in questi strumenti, un atteggiamento nel quale si scivola inconsciamente e che porta alla fine ad una vera e propria alienazione affettiva della propria realtà. Social network come Facebook (tanto per citare il più utilizzato oggi) sono strumenti nati da una filosofia di base che rappresenta il fol rouge di you are not a gadget:

"l'informazione deve essere esperienza alienata" (Lanier). 

La nuova tecnoteologia, perfettamente collimante con la parallela ideologia neoliberista di cui stiamo verificando in prima persona i risvolti concreti, compie ora un nuovo passo nella propria evoluzione, arrivando a creare un contesto destinato presto ad esplodere nel quale le persone perdono la propria naturale empatia per un mondo virtuale fatto di "mi piace" o di commenti limitati a pochi caratteri.
Il problema prende forma nel momento in cui questi portali non vengono utilizzati per quello che sono realmente (semplici strumenti di comunicazione, come l'email) ma piuttosto come realtà parallela privilegiata. Se pensate che questo processo sia stato il frutto del caso, vi prego d'informarvi e di approfondire meglio l'argomento, perché il progetto di riforma culturale che sta alla base dei social network non mira a rendere più semplice la vita della gente ma a promuovere una nuova filosofia, secondo cui il computer evolve verso una forma di vita che può capire gli umani meglio di quanto gli umani capiscano se stessi (Lanier, p. 28).
Pensate che stia esagerando? Dovreste allora spiegarmi perché nella mia quotidiana attività di consulenza ricevo sempre più frequentemente commenti ed affermazioni ambivalenti derivanti dall'uso dei social network. Da chi spiega che un account con migliaia di "amici" è improvvisamente stato chiuso senza spiegazione, tagliando fuori ogni possibile contatto sociale (le restanti forme umane erano state eliminate da tempo, sic!) a chi afferma di compiere un lavoro molto stancante e faticoso solo per apparire all'interno delle maglie di Facebook (e gli esempi potrebbero proseguire all'infinito); per non parlare delle moltissime esperienze al limite dell'esaurimento nervoso subite dai molti che mi raccontano furti d'identità e similari.
Badate bene, sarebbe molto facile per me come consulente di comunicazione e di marketing aderire in modo incondizionato al nuovo Eden del marketing sociale, perché il mondo dei social network permette oggi facili guadagni pubblicitari dettati da una schedatura personale e da una crescita senza apparenti freni.
Ora, come molti di voi sapranno, resto d'accordo all'utilizzo del social network come semplice e basico strumento di comunicazione (in modo simile a quanto avviene per l'email), ma allo stesso tempo vedo con molta riluttanza l'adesione e l'adozione ai social network come mezzo principale di comunicazione della propria identità, sia riguardo le necessità di comunicazione personali sia per quanto concerne l'attività di organizzazioni aziendali  e culturali.
Aderire in modo inconsapevole ad un social network e lasciare che questo prenda il controllo della propria attività di comunicazione non porterà necessariamente a reali vantaggi di networking nella vita quotidiana, ma ad una riduzione di se stessi attraverso un'esperienza alienata ed una realtà pre-formattata, dove gli unici elementi di differenziazione della vostra personalità saranno evidenziati dal cambio di una foto o dalla pubblicazione di un commento in un contesto blucentrico... in milioni di bacheche identiche che si sovrappongono sotto il marchio di facebook o del social network prossimo venturo.
La lezione di base è quindi la seguente: nel momento in cui affidate in modo prevalente ai social network la vostra attività di comunicazione, state spostando il controllo della vostra realtà al di fuori di voi. Affidereste le vostre chiavi di casa ad un estraneo? No, vero? Allo stesso modo, io non ho alcuna intenzione di virtualizzare completamente la mia realtà ad una società terza che raccoglie e classifica ogni informazione su di me e che può chiudermi ogni canale di comunicazione senza preavviso da un istante all'altro. Se non avete mai pensato a tutto ciò prima d'ora, forse è arrivato il momento giusto per farlo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ed è ancora poco. La libertà e la privacy sono andate con i socialnet. Essi permettono un controllo delle persone cadute in questa rete, che, anche se pensano, "non ho niente da nascondere", non sanno che danno stanno ricevendo. Inoltre credo che questi possono diaventare strumenti dei servizi segreti per il controllo di massa che potrebbe essere fatale in caso di governo autoritario. La facilità con cui si fanno dei commenti politici sui socialnet diventa deleteria per la persona che li ha emessi se i servizi segreti ritengono sia pericoloso a livello sociale. Basta vedere alcuni film che parlano di ciò; essi non vanno lontani dalla realtà, anzi.
Provate ad immaginare la rete di amicizia in facebook: una persona, italiana per esempio, che ha amici in italia ma che uno di questi ne ha uno in una nazione considerata a rischio terrorismo, e magari questo di quel paese è legato veramente al terrorismo internazionale, si provi ad immaginare cosa succede anche se il povero italiano è ignaro ed innocente. Figuriamoci in nazioni come USA dove la minaccia terrorismo è stata più diretta. I socialnet sono pericolosissimi, ma la loro psicologia riesce incantare le persone con la loro magia ipnotica data dalla rete.

Stefano ha detto...

Onestamente il mio background sui servizi segreti è piuttosto limitato, e rischierei di andare off topic. Ribadisco, esiste un problema nell'esternalizzazione della propria attività di networking, sia che questa venga effettuata a livello personale che a livello aziendale... Si tratta di una scorciatoia che potrà richiedere un prezzo nel futuro, ma molte persone non ne sono ancora consapevoli.

Alfredo Raiola ha detto...

Io sono in internet da molti anni e se voglio creare dei gruppi segreti non ho bisogno dei social network, posso crearmi una mia rete privata e comunque per non essere tracciabili basta usare un altro protocollo o comunicare in sottoreti protette come TOR.

Per i commenti politici, non c'è problema, se uno sa che può essere spiato, la comunicazione neutra criptica è più che sufficiente.
Basta stabilire faccia a faccia il significato delle parole e anche se queste sono comuni e assolutamente neutre per gli altri, hanno un preciso sognificato per coloro che ne hanno stabilito il senso.

Anonimo ha detto...

Beh grazie per le delucidazioni Alfredo, ma non capisco come possa essere considerato il protocollo di anonimazione TOR vista la sua continua mistificazione e mancata promozione delle relative potenzialità. Oltretutto i social network, Facebook in particolare, non consente l'accesso ad utenti che utilizzano protocolli di anonimazione vari mirror.
Dici bene "se uno sa di essere spiato" perché non mi pare che questo punto di vista sia MAI STATO CONSIDERATO ne dagli utilizzatori ne dai creatori di contenuti che anzi attraverso l'informazione incompleta illudono gli utenti di essere solo "gocce nell'oceano" nell'utilizzo di servizi internet

Anonimo ha detto...

Beh grazie per le delucidazioni Alfredo, ma non capisco come possa essere considerato il protocollo di anonimazione TOR vista la sua continua mistificazione e mancata promozione delle relative potenzialità. Oltretutto i social network, Facebook in particolare, non consente l'accesso ad utenti che utilizzano protocolli di anonimazione vari mirror.
Dici bene "se uno sa di essere spiato" perché non mi pare che questo punto di vista sia MAI STATO CONSIDERATO ne dagli utilizzatori ne dai creatori di contenuti che anzi attraverso l'informazione incompleta illudono gli utenti di essere solo "gocce nell'oceano" nell'utilizzo di servizi internet


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