Ma Umberto Eco ha mai provato un ebook reader?

Leggo con interesse sulla rubrica de L'Espresso "La Bustina" un intervento ad opera di Umberto Eco con il titolo "Non fate il funerale ai libri" (1), dal quale traggo numerosi spunti di riflessione. L'articolo è in generale condivisibile e parla dello sviluppo dell'ebook visto in contrapposizione al tradizionale libro fisico; la tesi centrale è pertanto la futura longevità del libro inteso come oggetto reale e duraturo, in contrapposizione all'intangibilità ed alla breve resistenza nel tempo del supporto digitale.
"Abbiamo la prova che sopravvivono in ottima salute libri stampati più di cinquecento anni fa, e pergamene di duemila anni, mentre non abbiamo alcuna prova della durata di un supporto elettronico" afferma Eco.
Dopo aver espresso la mia concordanza con alcuni punti esposti nell'articolo citato, mi diviene sicuramente più difficile esprimere le critiche, se non altro per la reverenza dovuta ad un grande genio della semiotica e della letteratura italiana che ho avuto modo di studiare così tanto sui testi all'università. Ora, la dicotomia espressa così bene da Eco è difficilmente discutibile, ma restano comunque moltissimi dubbi sulla veridicità della tesi centrale proposta dal famoso semiotico, con la quale supporta tutto il suo tessuto teorico circa la futura longevità del libro fisico.
In particolare, i recenti studi sul caos e sulla scienza dell'incertezza hanno messo in luce le forti debolezze di un simile pensiero assolutistico (2), svelando come quello che ci appaia il frutto della logica e della selezione naturale (la longevità del libro fisico) non sia in realtà altro che una sommatoria di probabilità del tutto casuali e disorganiche. Nei fatti, se il libro più importante della storia fosse andato perduto nel rogo della biblioteca di Alessandria (3), come potremmo mai saperlo? Una domanda alla quale è semplicemente impossibile rispondere, perlomeno con la certezza della soluzione.
Per dirla con le parole di Taleb, "la maggior parte delle persone ignora tutto ciò perché si sente meglio vedendo il mondo come qualcosa di strutturato, ordinario e comprensibile". Le persone si illudono di comprendere gli eventi correnti come il frutto di una logica consequenziale, mentre essi sono il risultato di tanti "cigni neri" od "eventi imprevedibili" che avrebbero potuto portare ad esiti molto differenti.
La conseguenza di questo assioma è che le stesse premesse e cause che hanno portato alla nascita ed allo sviluppo del libro fisico possano valere altrettanto bene per il tanto criticato ebook o libro digitale. Il fatto di mettere a confronto un formato tanto antico e sviluppato come il libro fisico (con millenni di storia alle spalle) contro una forma di fruizione del testo che ha solo qualche decina di anni nelle proprie forme più arcaiche non ha ancora senso.
Lo stesso processo di costruzione del libro come "strumento in senso lato" deve avere il tempo di svilupparsi anche per gli ebook, prima di poter esprimere un giudizio che sia accettabile per la sua neutralità.
Quello che mi risulta difficile da comprendere è il continuo tentativo di mettere a confronto e in contrapposizione due formati così diversi, che sono a mio parere dotati di una grande potenzialità inespressa e di possibili sinergie nel loro insieme. 
Vorrei aggiungere infine al discorso un elemento importante: l'ebook che conosciamo oggi, in realtà, non è il vero ebook ma solo la trasposizione materiale del libro fisico (che viene scannerizzato ed inserito nei dispositivi elettronici). Il vero ebook, rappresentato attualmente dalle specifiche del formato ePub di cui abbiamo già discusso in questo blog (4), è un nuovo formato del testo nel quale si fondono parole, immagini e suoni per fornire un'esperienza di lettura completamente differente da quella a cui siamo abituati.
Si tratta di un elemento che non può essere tralasciato da chi, come Eco, si occupa dello studio del segno e della relativa relazione segnica o semiosi; tanto è vero che moltissimi studi interpretativi dell'attuale realtà in cui viviamo sono basati sull'immagine come vero e proprio testo. La costruzione del significato quando si legge un ebook non può rimanere pertanto una prerogativa esclusiva della parola scritta, come avviene al contrario in qualsiasi libro tradizionale
Resta in conclusione un po' di amarezza  per le tesi generalizzate sull'ebook, insieme alla domanda con la quale ho aperto questo post: ma Umberto Eco ha mai provato ad utilizzare un ebook reader? 

(1) Cit. Eco Umberto, Non fate il funerale ai libri, editoriale apparso su L'Espresso, http://espresso.repubblica.it/dettaglio/non-fate-il-funerale-ai-libri/2132084
(2) Taleb Nassim N., Il cigno nero, come l'improbabile governa la nostra vita, Il Saggiatore
(3) Narra la leggenda che la Biblioteca di Alessandria fosse la più grande e ricca biblioteca del mondo antico, tanto da rientrare tra le 7 meraviglie. Sfortunatamente andò perduta in un incendio tra il 400 ed il 200 d.c. Link di approfondimento: http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_di_Alessandria
(4) Per approfondire le specifiche del formato ePub vedere la sezione di riferimenti in Wikipedia al seguente indirizzo web: http://it.wikipedia.org/wiki/EPub

14 commenti:

Marco Tullio Rossi ha detto...

Il senso del messaggio di Eco è che le due tecnologie (carta ed elettronica) coesisteranno. Personalmente non ci vedo nulla di male. Io ho provato diversi ebook reader, modelli usciti nel corso degli ultimi due anni e che si possono trovare in varie catene di prodotti elettronici italiane e sono ora in trapidante attesa di mettere le mani su un Nook. La mia esperienza ad oggi è straordinariamente deludente sotto il profilo dell'esperienza d'uso:

- in tutti i 4-5 modelli su cui ho messo le mani, il software di gestione e navigazione è pessimo

- il cambio pagina di tali modelli (il cui prezzo va dai 200 euro in giù) produce un fastidioso "flash" ed è LENTO, LENTO (direi intorno al secondo)

- la risoluzione di schermo dei modelli che ho usato (low, cost, posizionati per mass-market) è veramente penosa... I font si vedono a "tutto aliasing" e quadratini, specie naturalmente ingrandendo le dimensioni (cosa che faccio spesso perché l'e-ink riposa la vista certamente, ma io personalmente ho gli occhi spesso stanchi e per leggere uno schermo da 10" senza stancarmi voglio ingrandire i caratteri...)

- i materiali con cui sono fatti e l'assemblaggio dei bottoni, cursori etc mi sono sembrati carenti

La mia opinione personale è che i tema di progettazione degli e-reader che ho utilizzato siano fatti al 100% da progettisti elettronici e 0% da designer d'interfacce.

Aspetto la prossima generazione.

Stefano ha detto...

Ciao Marco,

ti ringrazio per il tuo commento. La mia vision sull'articolo di Eco è un po' differente. Credo infatti che attualmente l'ebook sia troppo giovane ed immaturo per essere messo a confronto con il libro tradizionale; ma non darei per scontato un giorno la predominanza del libro digitale su quello tradizionale. Ovviamente il libro stampato non scomparirà, su questo siamo tutti d'accordo.

Del resto, l'introduzione della macchina fotografica (come afferma Eco) non ha certo eliminato la stampa delle fotografie, ma sicuramente ne ha fortemente limitato la pratica. Tanto che oggi solo una piccolissima ed infinitesima parte delle fotografie digitali viene effettivamente stampata sul cartaceo.

Per quanto riguarda gli ebook reader, sono d'accordo con te: anche nelle mie prove su diversi dispositivi l'interfaccia utente è abbastanza penosa. Sicuramente la cosa è perdonabile visto che si tratta di "errori di gioventù", tanto è vero che all'orizzonte si possono già scorgere i primi schermi eink a colori, e la velocità del refresh delle pagine si sta incrementando in modo esponenziale man mano che vengono rilasciati nuovi dispositivi.

Penso comunque che si tratti solo di avere ancora un po' di pazienza... ;)

ankokudaishogun ha detto...

francamente, era possibile annullare l'affermazione di Eco che hai usato in apertura con un semplice "2000 anni fa non c'erano prove che i papiri sarebbero durati quanto i graffiti" o qualcosa del genere.

Anonimo ha detto...

il problema è più generale e, a mio avviso, riguarda tutta la tecnologia di memorizzazione moderna, ad esempio anche le foto:
da quando ci sono le macchine fotografiche digitali, pochi stampano le foto... finchè non le perdono perchè si rompe il pc.
io sono fortemente per il libro stampato, perchè è immutabile nel tempo
i documenti scritti su pc solo pochi anni fa, se non sono stati costantemente "convertiti", sono ormai illeggibili
Un e-book potrebbe davvero durare finchè non esce la nuova versione del reader, magari incompatibile...
Ricc.

Salvatore ha detto...

Per me il discorso centrale è la tangibilità del libro rispetto all'immaterialità del testo digitale.
E' vero che mentre leggi un ebook hai in mano comunque qualcosa di concreto, il lettore, ma si ha una netta distinzione tra il mezzo ed il testo.
Quando leggi un libro cartaceo questa distinzione non c'è . Il libro, le pagine, la carta, la foderina sono un tutt'uno con il testo che sto leggendo, si fondono le emozioni della ruvidezza della carta con la storia .
Viva i libri, anche rovinati, con qualche pagina strappata, con le pagine ingiallite ....
Ben venga il progresso e la tecnologia, ma gli ebook sono per i manuali, per i testi di studio, per le informazioni immediate.
Un buon romanzo deve essere letto su carta.

Stefano ha detto...

@ ankokudaishogun

Come ad Eco, anche a me piace argomentare ;)

@ Anonimo
E' lo stesso anche per i libri fisici! Quando Eco afferma che un libro fisico può conservarsi per millenni dice una castroneria o fa un'affermazione in malafede; a dimostrazione vi sono milioni di libri antichi scritti con lingue ormai perse e pertanto del tutto inutilizzabili. Esattamente lo stesso processo che avviene per un libro digitale del quale perdiamo l'hardware di supporto. Forse esistono pergamene e libri vecchi di millenni, ma non è automatico poterli interpretare e senza questo passaggio siamo in presenza solo di carta invecchiata.

@ Salvatore
Hai ragione, l'esperienza di lettura del libro digitale può essere differente, ma non per questo meno appassionata o divertente. Scusami se ti sembrerò diretto, ma tu hai mai provato a leggere qualche decina di romanzi su di un buon ebook reader con schermo eInk? Perché la mia impressione continua ad essere quella di opinioni espresse in base a pregiudizi. Ciò non toglie che anch'io adoro come te anche la lettura sui libri tradizionali.

Anonimo ha detto...

@ Stefano

>E' lo stesso anche per i libri fisici!
>Quando Eco afferma che un libro fisico può conservarsi per millenni dice una castroneria o fa un'affermazione in malafede;

ma ci sono ancora moltissimi libri, moltissimi, che hanno *almeno* centinaia di anni.
Tu garantiresti 100 anni per un libro digitale?
(il file ed un lettore in grado di leggerlo)
i documenti scritti in wordstar (10 anni fa) sono ormai illeggibili. figurati un libro digitale, che è in un formato proprietario e magari pure legato ad un hardware specifico

> a dimostrazione vi sono milioni di libri antichi scritti con lingue ormai perse e pertanto del tutto inutilizzabili.

il libro digitale non avrebbe certo aiutato...

>Esattamente lo stesso processo che avviene per un libro digitale del quale perdiamo l'hardware di supporto.

proprio NON "esattamente come".... credo ci sia una grande differenza.

>Forse esistono pergamene e libri vecchi di millenni, ma non è automatico poterli interpretare e senza questo passaggio siamo in presenza solo di carta invecchiata.

un libro digitale avrebbe BEN più problemi, no?

prova fra 5 anni a leggere una videocassetta vhs in cui hai registrato il tuo matrimonio, e poi mi dirai se non era meglio una foto stampata su carta.

la carta può resistere millenni, un file in un formato X messo su un cd credo che fra 10 anni sarà difficile da "aprire"
se tu trovi un graffito in una grotta lo puoi vedere, ma se tra 1000 anni troveranno un file pdf...

Ricc

Stefano ha detto...

@ Anonimo

Capisco il tuo punto di vista e penso che sia comunque un'opinione valida ed in grado di arricchire il discorso, anche se personalmente non la condivido.

Come hai evidenziato tu stesso, non sappiamo se un ebook sarà leggibile tra cento anni pertanto l'unico modo di scoprirlo è aspettare che questo arco di tempo passi.

In realtà è il paragone ad essere tendenzioso perché stiamo confrontando un fenomeno su cui abbiamo dei dati statistici di migliaia di anni con un'innovazione che è ancora nella sua forma embrionale.

Il vero problema non è la deperibilità del supporto (un foglio di carta ha la stessa probabilità di resistere ai millenni quanto un CD) ma la possibilità di essere facilmente interpretato. Nel lungo periodo (inteso come centinaia o migliaia di anni), le due tecnologie avranno secondo me degli output simili.

Vento ha detto...

Non sono affatto d'accordo sull'obsolescenza del mezzo elettronico, ritendolo anzi un notevole vantaggio relativamente alla conservazione dei dati. Se parliamo di conservazione della conoscenza la biblioteca di Alessandria di oggi è Amazon il più grande store al mondo. Amazon utilizza "sistemi distribuiti" per conservare i libri i cosiddetti cloud, così come Google. Non un solo computer ma migliaia di computer garantiscono l'integrità in caso di guasti. Anche per i propri dati personali quasi tutti i grandi provider oggi offrono a bassimissi prezzi la possibilità di archiviare i propri dati all'interno del cloud. Così come l'avvento del web 2.0 l'accesso ai dati oggi è diventato indipendente dal particolare computer dal quale si accede. Poi ci sono le reti peer to peer dove oggi ad esempio posso avere film che 30 anni fa non avrei saputo neanche dove cercare. In poche parole la diffusione è la migliore garanzia che nulla venga mai perso e in questo l'ebook aiuta. Segnalo due link digitale vs cartaceo e perchè gli ebook fanno leggere di più

Cingar ha detto...

"Quando Eco afferma che un libro fisico può conservarsi per millenni dice una castroneria o fa un'affermazione in malafede; a dimostrazione vi sono milioni di libri antichi scritti con lingue ormai perse e pertanto del tutto inutilizzabili"...

La questione è forse collaterale rispetto a quanto state discutendo, ma devo far notare che l'affermazione di @Stefano qui sopra è completamente sbagliata.

Non è vero che possediamo "milioni libri antichi scritti con lingue ormai perse". Se avessimo milioni di libri scritti in una certa lingua (ma che dico milioni: basterebbe una decina di testi, per un totale di poche centinaia di pagine!), quella lingua non sarebbe affatto "persa" bensì la comprenderemmo benissimo, per il semplice fatto di avere a disposizione tutto quel materiale su cui operare la decifrazione...

Certo, riuscire a leggere e capire una lingua del tutto sconosciuta è un'operazione lenta e faticosa, che richiede enormi quantità di pazienza e di intuito; talvolta ha richiesto anche decenni di lavoro di studiosi in mezzo mondo, come nel caso delle scritture egiziana, sumera e maya. Ma, avendo materiale in quantità sufficiente, è praticamente *impossibile* non riuscire a decifrarla. E questo senza alcun bisogno di possedere una "stele di Rosetta": i testi bilingui sono solo un utile "aiutino" nella decifrazione delle lingue morte, specie nelle prime fasi, ma non certo una conditio sine qua non per giungere a una decifrazione.

I pochi casi di scritture o lingue non ancora decifrate in modo soddifacente sono determinati proprio dalla scarsità di materiale: non riusciamo a leggere le tavolette rongo-rongo dell'isola di Pasqua perché, tolti i falsi, sono solo due dozzine, per un totale di poche centinaia di parole. Idem per la scrittura dell'antica civiltà di Mohenjo-Daro nella valle dell'Indo, o per la Lineare A con cui si scriveva la lingua dell'antica civiltà minoica.

Il caso della lingua etrusca, di cui pure abbiamo migliaia e migliaia di documenti scritti (fra i quali anche bilingui etrusco-latine ed etrusco-puniche) è diverso solo in apparenza: il problema è che i testi etruschi sono sì tantissimi, ma in genere troppo brevi e, soprattutto, troppo ripetitivi. Nella maggior parte dei casi sono semplici lapidi tombali recanti solo il nome del defunto, la sua paternità e la sua età. I testi etruschi esistenti si leggono tutti senza eccessiva difficoltà (compreso l'unico libro superstite, salvatosi casualmente in quanto il lino di cui era fatto fu riciclato per mummificare una donna egiziana -- evidentemente il libro apparteneva a un etrusco emigrato in Egitto), ma tutto questo testo messo insieme non basta a darci un'idea soddisfacente della lingua etrusca, del suo vocabolario, della sua grammatica, e soprattutto del suo grado di parentela con altre lingue dell'antichità.

Stefano ha detto...

@ Cingar

Ciao Cingar. Ti ringrazio per il tuo commento, che ho trovato molto bello e interessante. Però devo ammettere che la tua obiezione non mi ha convinto, perché tu fai riferimento a ciò che abbiamo ritrovato finora, senza prendere in considerazione le tantissime lingue che non sono state ancora scoperte dalla ricerca storica e quelle che purtroppo non lo saranno mai. Il nostro "senso della storia" come quello della "linguistica" non può considerarsi come un assoluto, ma ha carattere dinamico. Pensa solo a come cambierà la nostra visione della linguistica e della semiotica tra 50, 100 o 200 anni.

Emanuele Properzi ha detto...

Bellissimo articolo Stefano, credo che la frase di Taleb ""la maggior parte delle persone ignora tutto ciò perché si sente meglio vedendo il mondo come qualcosa di strutturato, ordinario e comprensibile" sia emblematica di cosa è ad oggi la rivoluzione nell'editoria causate dall'avvento degli ebook, ossia la paura sociale del cambiamento, indipendentemente se gli ebook prenderanno o meno il sopravvento sul cartaceo.

Anonimo ha detto...

X Stefano.

Tra l'argomentazione di Eco e la Sua argomentazione, Stefano, c'è un abisso. Quella di Eco è retta da decenni di studi di successo e riconosciuti in tutto il mondo. Non fa una piega. La Sua argomentazione Stefano è una non argomentazione. Lei dice di aspettare gli sviluppi del mondo dell'e-book, quindi fino ad allora continuiamo a dare soldi ad aziende che per nulla hanno contribuito alla trasmissione della conoscenza e che vorrebere fare profitto nel nome della conoscenza e della comodità. Ma è facilmente intuibile la Sua posizione come d'altronde quella di molti blogger.

Cingar ha fatto un ottima argomentazione anche. E Lei ha risposto srivendo che la linguistica e la storia tra 50 anni non saranno più la stessa cosa. Ma è un attacco alla scienza!! Le lingue non si scoprono o si inventano, esse si conoscono.

Prima di argomentare contro le tesi di personaggi come Umberto Eco, bisognerebbe come minimo essere umili e iniziare a leggere e studiare.

Mie personali impressioni sulla lettura attraverso e-reader: giro di pagine pessimo e lento, continuità di lettura e di conseguenza di pensiero pari a zero. Viva il libro di carta e il pensiero umano. Abbasso alla ipocrisia.

Stefano ha detto...

Rispondo all'Anonimo avvisando che non mi dilungherò ulteriormente su commenti simili, perché basati su attacchi personali e non su una reale intenzione di partecipare al dibattito.

"Quella di Eco è retta da decenni di studi di successo e riconosciuti in tutto il mondo".

In quanto essere umano, anche Umberto Eco è fallibile. Dire che Eco ha ragione sugli ebook poiché possiede alle spalle decenni di studi è un approccio anti-scientifico, laddove quello scientifico non riguarda la paternità di un'idea ma la sua dimostrabilità.

"continuiamo a dare soldi ad aziende che per nulla hanno contribuito alla trasmissione della conoscenza".

L'ebook è l'esatto contrario. Pubblicando un ebook chiunque può bypassare il tradizionale circuito massmediatico diffondendo le proprie argomentazioni senza alcun filtro, proprio come ha appena fatto lei con il suo commento in questo blog.

"la linguistica e la storia tra 50 anni non saranno più la stessa cosa. Ma è un attacco alla scienza!!"

La linguistica a cui si riferisce lei non è una scienza ma una pre-scienza, in quanto tale non ancora consapevolmente costituitasi come scienza autonoma, con propri metodi e specifiche finalità di studio. Si tratta in sintesi e a tutti gli effetti di una materia umanistica. Solo recentemente è stata introdotta la linguistica scientifica, che possiede un approccio deterministico ed è basata sui principi galileiani. La scienza è tale perché in grado di arrivare a conclusioni che non possono essere ottenute con il solo ragionamento logico; diversamente operiamo nel campo della filosofia, dove chiunque può dire ciò che vuole senza necessità di dimostrazioni falsificabili scientificamente.

Tanto per fare un esempio pratico, gl'italiani considerano la matematica una scienza quando l'ambito di ricerca anglosassone (che possiede canoni di maggior serietà) la riconosce come un linguaggio.

"Prima di argomentare contro le tesi di personaggi come Umberto Eco, bisognerebbe come minimo essere umili e iniziare a leggere e studiare".

I suoi rimproveri paternali sono fuori luogo e dimostrano una confidenza che non le ho mai dato oltre che un atteggiamento comunicativo aggressivo. Le ricordo che su questo blog è un ospite.

Al contrario di quanto afferma, le migliori scoperte in ambito scientifico sono state fatte da ricercatori giovani, perché non conoscevano in modo approfondito le teorie precedenti oppure perché mettevano in dubbio le formulazioni pregresse (cito a memoria da Canestrari e Godino, Trattato di psicologia scientifica... si occupi lei di verificare).

Oltre a ciò, sarei felice di conoscere il suo background di pubblicazioni visto che è così solerte nel mettere in dubbio le mie conoscenze.

"Mie personali impressioni sulla lettura attraverso e-reader: giro di pagine pessimo e lento, continuità di lettura e di conseguenza di pensiero pari a zero. Viva il libro di carta e il pensiero umano. Abbasso alla ipocrisia".

E' una sua opinione che ha valore personale, pertanto non generalizzabile. Restiamo nell'ambito delle chiacchiere da bar e non della scienza. Personalmente possiedo centinaia di libri cartacei oltre che migliaia di libri digitali. Non vedo alcun problema nel leggere su diversi formati, ma anche questa resta un'opinione.


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