Personal Branding per Arstisti, Musicisti, Scrittori e Professionisti

Uno dei grandi passaggi di testimone avvenuto con la crescita di internet nello scorso decennio riguarda la guadagnata centralità dell'individuo nella sua virtualizzazione. Questo processo ha avuto dei riscontri anche nel mondo del marketing culturale, determinando uno spostamento di focus dal branding di tipo aziendale a quello personale: è così che nasce il personal branding, poi sintetizzato al meglio da moltissimi marketer (primo fra tutti Tom Peters nel famoso articolo "The Brand Called You").
Ora, se è vero che questo passaggio ha avuto un forte impatto nel business tradizionale, risulta evidente come l'influenza sia ancora più determinante per artisti, musicisti, scrittori e professionisti culturali in generale. Nel nuovo mondo a cui ci stiamo avvicinando, l'artista non è più definibile come mero creatore di opere culturali, ma diviene un innovatore con una mission da perseguire. E' un cambiamento molto interessante proprio perché raro, paragonabile a quei pochi grandi cambiamenti di paradigma avvenuti nella storia della cultura. E' anche curioso notare come vi sia ormai un'imponente letteratura a riguardo dei processi di branding in ambito aziendale, mentre nel campo culturale e dal punto di vista dei singoli professionisti si proceda ancora per piccoli passi (spesso improvvisati e senza una pianificazione strategica).
Cerchiamo allora di comprendere meglio questa tematica, visto che sarà fondamentale per molte carriere artistiche nel prossimo futuro. Il principio di base del personal branding culturale è piuttosto semplice e riguarda a mio modo di vedere "la promessa". Quale promessa? La promessa che trasmettete ogni giorno agl'altri attraverso la vostra attività culturale. La promessa di scrivere una storia accattivante, quella di creare un'opera artistica in grado di colpire nel profondo l'interlocutore o di emozionare il fruitore di un determinato brano musicale.
Questa promessa si riverbera sul vostro valore di brand, proprio come potrebbe avvenire per un'azienda o per un prodotto tradizionale. Le persone sono sempre più consapevoli di questi meccanismi, che vengono amplificati dalle potenzialità virali del web. Questo fenomeno rappresenta un'arma a doppio taglio, perché è in grado d'influenzare l'opinione delle persone che ci circondano tanto positivamente quanto negativamente.
D'altra parte, il personal branding può essere un valido aiuto non solo per differenziarsi dai nostri competitor, ma anche per posizionarci correttamente verso il tipo di pubblico a cui aneliamo. Ogni artista sa bene che il proprio lavoro non può essere inficiato dal tentativo di piacere a tutti; a maggior ragione la gestione della propria persona e immagine professionale come se si fosse un brand è in grado di migliorare il posizionamento della propria attività nella mente degli addetti ai lavori e del proprio pubblico.
Visto che ognuno di noi è in grado di riconoscere l'importanza del brand durante le scelte d'acquisto quotidiane, perché non dovremmo utilizzare gli stessi principi anche nella nostra carriera professionale? Le grandi multinazionali hanno compreso da sempre ed enfatizzato l'attività di branding per il raggiungimento degli obiettivi aziendali; ora è arrivato il momento giusto per fare lo stesso a livello personale.

2 commenti:

Emanuele Properzi ha detto...

sono infatti nel dubbio amletico se trasformare la mia pagina personale di FB in fan page... ho letto che ora è possibile, ma devo approfondire. In ogni caso: complimenti Stefano, articolo interessantissimo!

Stefano ha detto...

Ciao Emanuele, Facebook è uno strumento di branding ambivalente; può dare grandi risultati ma allo stesso tempo conosco diverse "case history" da brividi... bisogna pensarci molto attentamente. Grazie per il commento, a presto!


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